E’ una notte buia e tempestosa…

…macché! Bugia! E’ una giornata bella e assolata. Non calda, dopo quest’estate tremenda. Una giornata in cui fai pace con te stessa e, non appena ti alzi, vedi il sole, in veranda, ancora con la vestaglina addosso, tutta spettinata e con la frangia che non hai ancora deciso dove rigirarla e i rimasugli di trucco un po’ impiastricciati.

Ti crogioli fuori un pochino, la mano a visiera per riuscire a guardare il sole appena sorto. E rientri per un caffè.
E’ cambiato tutto da ieri sera. Gli urletti, gli abbai e, ora, l’assoluto silenzio. Le traversine con le pipì e i giochi tutti in giro, sparsi ovunque che, quando ti alzi di notte, ne calpesti almeno tre, e ti spaventi per lo squittio, non ci sono più. Aiuto! Un po’ di disagio, un po’ di pace e di serenità, sensazioni che non mi capitavano da mesi. Per forza… o a curarvi, piccini piccini, o a cercare di zittirvi quando gli abbai superavano l’intensità della barriera del suono. Un gran daffare.

E ora, siam tornati alla normalità. Alla solita routine. Per voi, piccolini, le famiglie migliori. Mi sento in colpa? No. Ho fatto tutto per benino. Ora, rendete felici altri.

Sei andato via ieri mattina. E mi manchi. Tu, più di altri. Perché? Boh! non lo so. Forse perché hai quegli occhietti ammiccanti che adoro in queste belle faccette rotonde. Forse perché stai sempre in mezzo ai piedi e te la prendi con qualsiasi cosa io tenti di usare, dall’asciugamano alla scopa. Forse perché somigli a tua madre. Forse perché hai anche qualcosa di tua nonna. Forse perché sei tu e basta.

Sei andato, e ti sei già abituato a qualcun altro. Hai già rivolto le tue attenzioni ad altre mani, ad altri asciugamani, ad altre scope. Gelosa? No. Dispiaciuta? Neppure. Sono contenta. Contenta perché hai talmente un bel carattere e sei così intelligente da esserti adeguato all’istante. Bravo! Bene così. Tanto, sai quante foto mi manderanno? Un’infinità. Di te che giochi, di te che corri, di te che mangi, di te che sei nascosto dietro la siepe, di te che tiri la scopa e altre cinquanta immagini, alcune sfuocate, altre in cui sei talmente minuscolo, sperso nel paesaggio, che quasi non ti si vede.
Questo è ciò che mi resta. Questo è comunque ciò che mi aspetto. Sapere come stai, sapere che cosa fai, sapere che è tutto ok.
E tra qualche settimana, le foto che ho cominceranno a non somigliarti più. Diventerai grande a vista d’occhio, aumenterai di peso come una piccola mongolfiera. E tra un anno, tutto quel che c’era di piccino si sarà trasformato.

Ti ricorderai ancora di me? Ti ricorderai di quando ti tenevo la testolina tra le mani e cercavo di dosare il flusso del biberon per far sì che non ti strozzassi? Ti ricorderai della mia voce e del versetto “lalalala” del mio richiamo e dei miei sì e dei miei no? Ti ricorderai che le mie sono le prime mani che ti hanno accarezzato? Ti ricorderai dei miei occhi preoccupati, delle mie labbra a cuore per un bacio, del mio stringerti forse persino troppo forte? Si, lo farai.

E poi, tornerai a trovarci. E al primo momento farai l’indifferente. E farò anch’io così. Tu per vedere di far un po’ il ritroso, io per vedere come sei diventato. Ti guardo e riscopro il piccoletto che eri. Ti avvicini, mi guardi e io ti parlo. Due parole e scatta la felicità. Baci, abbracci e corse. Poi ritrovi tutti i tuoi. La mamma, la nonna, il papà e le ziette.
Eccoti lì. Sei come eri. Come ti ricordavo. Con quel faccino un po’ birichino e quegli occhietti ammiccanti. Certo, non hai più le stesse dimensioni ma, per me, resterai sempre il piccoletto che, quella notte, urlante mi hai riproposto l’emozione della vita.
E io ho gli occhi umidi e il cuore che scoppia, per questo primo respiro.

Dedicato a tutti i nati al Ceppo Rosso, a tutti quei piccoli che mi hanno riempito di felicità, di amore e di orgoglio. Grazie a voi e alle vostre famiglie per permettermi di far parte ancora della vostra vita.