Ricevo decine di telefonate al mese con le richieste più svariate riguardanti i Chow Chow. Quel giorno mi chiamò una persona che, piangendo, mi annunciava che il suo amato Chow Chow l’aveva lasciata e mi chiedeva se avessi avuto la possibilità di avere cuccioli nel futuro immediato. Siccome così non era, le indicai alcuni allevatori ai quali avrebbe potuto rivolgersi. Ci salutammo.
Circa tre/quattro giorni dopo, la signora mi ritelefonò dicendomi che aveva saputo che vi era la possibilità di avere gratuitamente dei cuccioli di Chow Chow che abitavano sulle colline di Parma. L’informazione mi pareva improbabile, ma chiesi alla signora, che abitava nella stessa provincia, di informarsi ulteriormente. L’indomani la signora mi confermò che vi erano dei Chow Chow che attendevano di essere adottati. Secondo lei, la situazione era ben messa, i Chow stavano bene ecc. Quando però le chiesi come mai non aveva pensato ad adottare uno di loro… declinò e, in fretta e furia, mi salutò. Non la risentii mai più.
La storia mi aveva colpita ma, ritenendola improbabile, non ci pensai più.
“Potete ritirare gratuitamente dei cuccioli di Chow Chow…”. Questo era ciò che vi era scritto in una email inviata alla casella di posta di Chow Chow Italia. Mi dissi: “Scuotiti, fai qualcosa!”
Sono webmaster di professione e il web è l’ ambiente nel quale vivo giornalmente da tanti anni. Iniziai con il richiedere maggiori informazioni e a trovarne per conto mio nel web.
Be’, non erano proprio cuccioli, quelli di cui si scriveva… ma erano 28 Chow Chow. Erano stati “accompagnati” dalla loro proprietaria sulle colline che, a fine passeggiata, aveva “dimenticato” di portarseli a casa.

Chiamai una mia cliente che abita nella provincia per chiederle di recarsi sul posto e potermi dare qualche indicazione seria sulla situazione. Accettò volentieri e il pomeriggio stesso andò su per le colline a cercare il luogo che le avevo segnalato. Dopo circa un’ora Francesca mi chiamò, dicendomi che non appena fosse stata in grado di parlare mi avrebbe richiamato. Ero preoccupata e poco dopo capii che ne avevo tutte le ragioni. Francesca arrivò a casa, si riassestò, smise di dar di stomaco e mi chiamò. La situazione era inverosimile. Chow morti sbranati, maschi e femmine magrissimi rinchiusi in pochi metri quadri, niente cibo e solo una specie di tavolo a far loro da copertura. Erano lì da mesi e lì avevano passato l’inverno. Era emergenza! La fretta era data dal fatto che, pressoché inselvatichiti, i Chow stavano facendo razzia di ungulati che vivono in quelle zone e i guardiacaccia avevano disposizione di abbattere i cani nel caso avessero trovato la selvaggina in pericolo.

Era un venerdì di Febbraio del 2003. Non sapevo cosa fare e quasi non potevo credere… Ero certa che quello che Francesca mi aveva spiegato era verità, ma non capivo… non potevo capire come si potesse arrivare a tanto e gettare nell’ assoluta disperazione, nella fame e al freddo tanti cani… e che fossero dei Chow, poi, ancor peggio.
Non misi molto a ricordare che avevo una conoscenza che lavora alla televisione e che avrebbe potuto dare una mano per dare una svolta positiva alla situazione. Contattai Luca, una carissimo appassionato di Chow che, ai tempi, lavorava nella trasmissione di Buona Domenica di Canale 5 ed era il webmaster del sito della trasmissione che “pubblicizzava” le adozioni.
Gli scrissi una email, raccontandogli la situazione. La domenica seguente, veniva dato l’annuncio e in breve “i Chow Chow delle colline di Parma” divennero famosi.
Fu così che molte persone fornirono cibo e sostentamento ai poveri cani. Restava il “problema” di riuscire ad accasarli. Certo era quasi impensabile chiedere alle persone di “far da sé” per poter adottare uno di loro e solo pochi ardimentosi riuscirono nell’intento di prenderne uno e portarselo a casa. La stragrande maggioranza fu “recuperata” dal caro amico Salvatore. Salvatore abitava a Lucca, e ogni Lunedì partiva verso le colline… rincorreva, si dannava… recuperava tre/quattro Chow. Li caricava in auto e li portava a casa. Li rifocillava, li rimetteva in sesto, li portava a far toelettare, poi dal veterinario per una visita di controllo. Tutto questo a sue spese. Da parte mia… io rimandavo le persone che aspiravano ad una adozione a Salvatore. Bene, nel giro di un mese quasi tutti i Chow erano stati accasati. Solo per due di loro non riuscimmo a trovare una sistemazione. Erano i capo branco. Impossibile riuscire a recuperarli come si faceva per gli altri. Troppo furbi, troppo scaltri. Andarono le guardie forestali con un veterinario. Spararono loro con del sonnifero. Li recuperarono e li misero al canile. Di loro, però, non seppi più nulla.

Tratto dal volume: Chow Chow di Isabella Milani – Edizione limitata anno 2008- Progetto grafico e stampa G. Porcu

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