PREMESSA:
Il Chow Chow a pelo corto ha la stessa storia della varietà a pelo lungo, ed è possibile che esso sia il tipo primigenio.
Il Chow Chow nasce in Cina ma, dovuto a situazioni climatiche e ambientali, migrò verso la Mongolia. Il clima rigido di questa regione, obbligò il Chow a variare la lunghezza del suo pelo. Da ciò l’evoluzione anche della varietà a pelo lungo.
Questo mio racconto è un tributo al Chow Chow preistorico, che vagò fino ad arrivare sugli altipiani mongoli, dove poté riprodursi e arrivare fino a noi”.

In principio l’universo era un buio caos, una scura massa di nulla. Cielo e terra non erano separati, né lo erano notte e giorno, e non formati erano il sole, la luna e le galassie.
Tao Tao Lin Sanders Draghi ed eroi della mitologia cinese – Ed. Mondadori

Tributo al Chow Chow a pelo corto, il Chow primigenio.

All’inizio è tutto buio. La flora e la fauna primordiale. Licheni, muschi e erbe a far da tappeto alla terra nuda. Gli animali giganteschi. Le terre senza confini e senza mete. L’aria è gelida, greve e immota e non c’è alcuna gioia nella luce.
Umidità e gocce risplendenti che attendono un raggio di sole per riscaldare, per asciugare.
Gli odori pungenti e penetranti, a volte freddi, altre brucianti.

Nella tana, il pelo imbrattato di terriccio. Ha appena scavato. La sensazione del dolore comincia ad arrivare. Ha paura. E’ sola. Non persa, ma sola.
Fuori un mondo temibile.
E’ l’inizio di tutto.
La nebbia fitta, bassa a centimetri dal suolo, confonde la visuale e attutisce il rumore.
Il respiro forte, affannato. Tenta di acciambellarsi. Si rialza, si siede. Un attimo di serenità. Una stilettata al ventre. Ora si affievolisce, ma sa che tra un attimo ritornerà.

Tre mesi dopo, le mammelle raggrinzite, esce abbassata dalla tana. Ha fatto avanti indietro per giorni, in tutti questi mesi per procacciare cibo per sé e, nel seguito, anche per loro. Due piccoli.
Le fauci e la lingua bluastre, i piccoli denti acuminati. Il pelo folto, nero, morbido sul corpo e la testa e sul ventre. Il muso vellutato.
I piccoli, color della pece, gli occhi scuri come il mantello. Solo una mezzaluna di bianco quando guardano di lato, sempre per stare accorti. La vita è difficile. Temono tutti e tutto. La presenza della madre è di conforto, di aiuto. Indispensabile. Vanno avanti e indietro sempre vicini alla tana, per nascondersi in caso di bisogno, per accoccolarsi quando il sonno sopraggiunge dopo le lotte gioiose e sfrenate tra loro. Questa pace immensa non somiglia per nulla alla serenità. E’ la quiete di una forza implacabile che cova mille intenzioni di cui bisogna aver serio timore.

E il giorno della partenza arriva. La madre raccoglie i figli, li sospinge con il muso dirigendoli verso le alture. Verso l’assoluto ignoto.
Si districano tra le erbe alte e la foresta impenetrabile. La boscaglia selvaggia, la vegetazione bassa e scura e, poi, la cortina degli alberi. Alberi, milioni di alberi massicci, enormi, immensi e, sotto le zampe, costeggiando gli argini, le impronte del loro passaggio primitivo.
Le distese d’acqua si aprono e si chiudono dietro a loro come se la foresta avesse attraversato l’acqua per sbarrare la strada del ritorno.
Risalire quelle acque è come viaggiare nel tempo; i giorni passano e il cammino sembra non finire mai. Vagano senza una reale meta, alla ricerca di un posto tranquillo dove poter dare inizio a una nuova vita. Lei si addossa tutte le responsabilità. Da qui nascerà una nuova specie. I piccoli ne sono l’inizio.

Usciti dalla foresta, si fermano un po’.

Hanno traversato confini che non sapevano esistessero. A loro si apre una nuova distesa. L’ansa del grande fiume li accoglie. Le colline ondulate e le grandi pianure e, sullo sfondo, le catene montuose.
Il freddo è pungente. Il vento spira forte, ma c’è una sensazione di sicurezza, di pace. Assaporare la quiete è una bella sensazione. Dopo il grande vagare, sarebbe bello potersi fermare.
Da lontano un rivolo di fumo.

Cautamente si avvicinano alla soglia. Un piccolo di uomo è seduto davanti all’entrata. Tende la piccola mano verso il muso del cucciolo. Una amicizia, nella notte di quelle età scomparse, lascia segno e ricordi.
E’ l’incontro.
Qui si fermano. Qui cominceranno la loro nuova vita. Accanto all’uomo.
Saranno d’aiuto nella caccia, scalderanno le membra stanche, doneranno il loro pelo per ricoprirlo. Vivranno con l’uomo e ne diverranno il compagno inseparabile. Per sempre e per sempre e per sempre.

Dedicato a tutti i Chow Chow a pelo corto e, soprattutto alla nostra Lohov’s Celebrity from Norway (femmina nera – Norvegia 1996), prima Chow Chow importata in Italia.
E ancora: a tutti i nostri Chow Chow a pelo corto di ieri e di oggi. Siete il nostro orgoglio!